Brook Lopez si o no? Come cambia la difesa dei Bucks.

In questi giorni nel Wisconsin si respira un’aria particolarmente gradita agli abitanti di Milwaukee ; dopo la trionfante cavalcata che ha condotto i ragazzi di Budenholzer al titolo nella passata stagione, è nuovamente tempo di gettarsi nei Playoff NBA, con un unico obiettivo : bissare il successo del 20-21 e regalare al padrone di casa, Giannis Antetokounmpo il secondo anello della sua già straordinaria carriera.

La Regular Season dei Bucks è scorsa via in maniera piuttosto agile, la squadra si è piazzata al 3rd seed in un’Eastern Conference “affollatissima” ed affronterà al primo turno i Chicago Bulls di DeMar DeRozan. L’evento che ha segnato la stagione di Milwaukee è sicuramente stato il precocissimo infortunio di Brook Lopez, una delle ancore difensive della scorsa annata, che ha saltato praticamente tutta la stagione regolare per un fastidiosissimo problema alla schiena. Proviamo a capire come i Bucks abbiano provato a sopperire all’assenza di Lopez, e soprattutto tentiamo di comprendere se le alternative proposte da Bud abbiano funzionato.

Brook Lopez, il fondamentale centro dei Milwaukee Bucks, è tornato disponibile per coach Budenholzer dal 14 marzo, dopo non esser sceso in campo sin dalla prèmiere contro i Nets. I Bucks si sono dovuti adattare alla mancanza del lungo da Stanford cercando alternative specie difensive.

L’infortunio di Lopez ha sicuramente scombinato le carte del coaching staff dei Bucks, che prevedeva un ampio (praticamente totale) utilizzo della difesa “drop” in Regular Season, arma sicuramente affidabilissima e ormai consolidata, che permetteva a Milwaukee di sfruttare al 100% tutte le armi difensive presenti a roster, partendo dall’immenso lavoro in point of attack di Holiday, ed arrivando al vero punto di forza della difesa che ha conquistato il titolo NBA lo scorso anno, ossia il potersi permettere di utilizzare un giocatore come Giannis come secondary rim protector.

Il timore in casa Milwaukee è stato fondamentalmente uno : non riuscire a recuperare Brook Lopez per i playoff, e c’è effettivamente stata la possibilità che ciò accadesse. Inutile dire che non avere Lopez sarebbe stato gravissimo per i Bucks, che hanno già perso in estate un altro grandissimo difensore come PJ Tucker, che è si stato rimpiazzato, ma con giocatori dalle caratteristiche dissimili.

Utilizzando la definizione di Cody Houdek, autore di Patreon.com, il cambio di stile dei Milwaukee Bucks potrebbe sintetizzarsi benissimo con un termine: Shiftability, ovvero la capacità di un giocatore, sia in attacco che in difesa, di essere la terza o quarta opzione della sua squadra, ma salire di livello fino ad essere perno di un sistema in una differente lineup.

Come “sostituire” Lopez?

  • Giannis Antetokounmpo da centro

La prima idea è stata ovviamente sfruttare l’enorme versatilità di Giannis Antetokounmpo per proteggere il pitturato, rimanendo essenzialmente invariati come schemi difensivi, ovvero con una difesa “drop” nei Pick-and-roll, che coinvolgesse questa volta Antetokoumpo. Questo limitava però le rotazioni sia sugli scarichi che nel pitturato, non essendoci neanche l’ombra di una rim protection secondaria.

Giannis Antetokounmpo quest anno ha infatti giocato il 42% dei suoi minuti listato come Centro, il massimo nella sua carriera. Come detto però, il punto forte di Antetokoumpo in difesa è proprio la versatilità, oltre alla capacità di aiutare con tempi di rotazione a dir poco folli, e giocare da centro che copriva in drop coverage era fortemente limitante.

Il mantra di coach Bud è difendere il pitturato, e Giannis come drop-big non accennava neanche a chiudere i tiratori sul perimetro, nonostante in questo sia molto bravo, come si può vedere nelle seguenti clip.

Il Greco ha infatti fatto registrare il suo carrer-high in maggior numero di tiri contestati entro 6 piedi dal ferro: il suo precedente massimo era 5.1 (2018), salvo poi logicamente scendere a 3.5 ed addirittura 2.9 dopo l’arrivo di Lopez. Quest’anno sta contestando 5.9 tiri entro i due metri dal ferro e lo fa tenendo le percentuali dei suoi avversari il 13.8% più basse della loro media (6° miglior dato in NBA), dimostrando ancora una volta la sua immensa versatilità in ogni campo della difesa. Come detto però, Giannis da centro presenta dei limiti non per la sua squadra, quanto per le sue personali potenzialità, ma in alcune situazioni, anche con la squadra al completo, questa scelta potrebbe essere adottata molto più di frequente degli scorsi anni ai Playoffs, specie considerando che avere Giannis come lungo circondato da 4 tiratori può essere una mortifera combinazione anche in attacco.

  • Bobby Portis

Considerando che l’infortunio di Lopez non sarebbe stata cosa da poco, paura diventata realtà dopo il 12 dicembre, data in cui il centro dei Bucks è stato costretto all’operazione alla schiena, Milwaukee ha dovuto forzatamente trovare un sostituto. La scelta è ricaduta su Bobby Portis.

I Bucks sono una squadra con una forte identità ed un gioco molto rigido (anche troppo vista la riluttanza ad aggiustamenti di Mike Budenholzer) e quindi la decisione del coaching staff è stata quella di utilizzare Portis esattamente come Lopez, così da lasciare Giannis libero di difendere in aiuto, sfruttando la sua capacità di floating tra pitturato e gomito, difesa che fino a qualche decennio fa sarebbe stata etichettata come illegal, ma che col cambiamento di regolamento è permissiva e fortemente limitante per tutte le superstar che attaccano l’area.

Portis però non è chiaramente Brook Lopez e la drop coverage ha portato a risultati notevolmente peggiori, non essendo il “People’s champ” né un grandissimo atleta, né particolarmente alto.

I risultati sono abbastanza impietosi: nonostante l’intensità ed impegno che Portis impiega in una difesa sui blocchi più aggressiva, i Bucks con lui da centro siedono al 24° posto come defensive rating in NBA (117.1), chiaramente una base da cui partire non sostenibile per i campioni NBA in carica.

Dei 58 giocatori che hanno difeso almeno 1,000 ball screens con drop coverage dal 2018-19 al 2020-21, Portis si posizionava 51° in punti concessi per possesso, secondo i dati forniti da Second Spectrum. Secondo i dati che Cleaning the Glass invece ci fornisce, la difesa dei Bucks concede 5.2 punti in più per 100 possessi quando Portis è in campo rispetto a quando è in panchina. Ovviamente il campione è ristretto e la scelta di evitare categoricamente la difesa drop con Portis, e se possibile di limitare anche le volte in cui si trova a difendere sul pick and roll, “nascondendosi” dietro i sapienti movimenti di Giannis Antetokounmpo ha notevolmente migliorato le cose.

In ogni caso, Bobby è migliorato tantissimo come difensore durante il corso dell’anno. Per fortuna le granitiche filosofie difensive di Bud si sono elasticizzate verso quelle che possono essere le forze di Portis e debolezze di Lopez ed abbiamo visto un maggior uso di blitz e volontà di limitare le penetrazione rimanendo attaccato al Ball handler. Le parole d’ordine che abbiamo imparato a conoscere lo scorso anno in attacco, rimangono le stesse anche in difesa: aggressività, versatilità ed energia.

Ecco, giocare 30 minuti a sera penalizza un po’ l’amatissimo high-energy-Bobby, che si è dimostrato un’alternativa plausibilisisma contro i giocatori maestri del mid range come Kevin Durant o Demar Derozan, diminuendo i possessi in drop coverage e aumentando i cambi su ogni blocco, ma che forse sarebbe ancora più efficace se relegato a 20-22 minuti a serata al massimo, e solo nei suoi contesti più vantaggiosi, poiché come si tende a dire, la difesa è 10% talento e 90% impegno.

Tanto merito a Portis, che ha senza dubbio vissuto la stagione della vita ed ha fatto registrare il suo career high in praticamente ogni voce statistica, giocando il 97% del tempo da centro.

  • L’arrivo di Serge Ibaka

Come detto però, Milwaukee ha una sua identità ed è dura ai cambiamenti, così nonostante per qualche tratto di stagione si siano concessi aggressività e cambi voluti e dovuti su ogni blocco, in previsione del ritorno di Lopez, per riabituare la squadra alla drop coverage (facendo intuire che il piano Heavy Switch con Portis da 5 ai Playoffs sarebbe stato accantonato), è stato firmato nella trade deadline Serge Ibaka, che nonostante non sia l’atleta di un tempo, come tecnica di protezione del ferro è un vero e proprio guru in questa lega. Da dopo la pausa All-Star, Ibaka ha concesso solo 142 punti nel pitturato ai suoi avversari (12° miglior dato in NBA), e il suo 37% dall’arco aiuta a spaziare il campo a dovere. Questo consentirà a Lopez di avere minuti di riposo anche nei matchup più favorevoli per il suo modo di giocare, essendo il lungo spagnolo perfetto per sostituirlo come caratteristiche.

  • Il ritorno di Lopez

Dal rientro, 14 marzo 2022, l’impatto difensivo di Brook si è di nuovo fatto sentire. Contro di lui gli attaccanti avversari hanno tirato 11 su 34 dal campo (32.3%) e sono limitati ad un 54.8% al ferro, circa quattro punti percentile in meno della media della lega. Lopez si è posizionato settimo, (52.5%), quarto (46.7%) e terzo (49.3%) nelle precedenti stagioni per percentuale concessa entro un metro e mezzo dal ferro. Ed ha contestato almeno 5 tiri per ognuna di queste stagioni. Portis ha contestato 4.1 tiri e la percentuale di conversione è del 56.8%, 26° in NBA. Buono, ma non troppo.

Nelle sue recenti dichiarazioni ha detto di sentirsi meglio che mai fisicamente e di muoversi più fluidamente di prima (opinabile xd).

I Bucks sono tornati a praticare la drop coverage con frequenza e grazie alla sua stazza Lopez può stoppare i tiri al ferro, contestare i floaters e anche qualche pull-up dalla media (a meno che non sia tirato da Kd). Veramente pochi giocatori riescono ad utilizzare questo tipo di marcatura bene come Brook, ma essa presenta evidenti limiti contro alcuni archetipi di giocatore che se affidabili con il jumper dalla media possono davvero fare la difesa dei Bucks a fette. Nel primo turno i Bucks affronteranno i Bulls e DeRozan è davvero tra i peggiori clienti per Lopez come si vede qui in video.


Dal suo rientro, i Bucks hanno riprovato ad applicare l’idea platonica difensiva di Budenholzer, inflazionando la drop coverage. Ma Lopez è sembrato spesso scettico o indeciso in alcuni di questi possessi, sbilanciandosi troppo sul portatore per contestare il tiro e a volte venendo battuto con facilità.

Ovviamente non sorprende che un uomo di 215 cm e 135 kg si muova più lentamente di prima dopo un intervento alla schiena che lo ha tenuto ai box per 5 mesi e sembra che ritrovando il ritmo partita i Bucks possano ritrovare la loro difesa stellare di un tempo, questa volta però, grazie alla sperimentazione stagionale, con un’alternativa valida anche se solo per pochi minuti, ovvero l’high-energy defense con cambi costanti utilizzando Giannis e Portis come unici due lunghi in campo.
Che sia quindi Lopez, Ibaka, Portis o Giannis, i Bucks quest’anno hanno una versatilità molto superiore rispetto agli scorsi anni. Già dall’addio di Robin Lopez, gemello di Brook che consentiva a Bud di utilizzare gli stessi identici schemi difensivi, le soluzioni adottate da Milwaukee sono aumentate e secondo FiveThirtyEight, quest anno i Bucks hanno cambiato sui blocchi 1,010 volte, numero molto maggiore rispetto alle 299 volte del 2019-20. Hanno inoltre aumentato del 528% la loro frequenza di uso della zona, utilizzata specialmente quando Giannis Antetokounmpo gioca da 5.

Offensivamente la presenza dei tre lunghi non cambierà gli schemi di coach Bud, poiché tutti è tre consentono uno spacing adeguato essendo Ibaka e Lopez tiratori da 37 e 35% da fuori, e avendo Portis mantenuto per 72 partite un impressionante 40% su quasi 5 tentativi a gara.