Classe operaia al lavoro. Episodio 2. L’ala grande dei Mavericks, da Wurzburg… Maxi Kleber!

È nato a Wurzburg, in Germania. Ha giocato per la squadra della sua città, è un’ala grande e ha giocato tutta la sua carriera con i Dallas Mavericks. Chi è? Ma ovviamente Dirk Now-E invece no, nonostante le troppe similitudini; è Maxi Kleber, uno dei “futuri Dirk”


Maxi è un’ala grande di 2.08 metri, questo è il suo quinto anno in NBA e sin dal primo ha dimostrato di avere diritto di cittadinanza in questa lega. Kleber è un undrafted, firmò nel 2017 con i Mavericks e rapidamente ha trovato posto come uomo di rotazione con Carlisle, non l’ultimo arrivato, che lo ha definito uno dei migliori giocatori sui due lati del campo e che è migliorato di anno in anno.
Nell’economia di Dallas con Carlisle e Kidd i suoi compiti offensivi sono ovviamente circoscritti a poche cose lontano dalla palla, tra tiri piedi per terra, tagli a canestro e extra-pass. I Mavericks, in particolare quest’anno, giocano prettamente “spread pick-n-roll”, cioè prediligono un gioco con un creatore (Doncic, Brunson e ora pure Dinwiddie), tre tiratori e un rollante; usando tantissimi blocchi per cercare il mismatch preferito. Di Doncic penso di non doverne nemmeno parlare, Brunson è migliorato veramente tanto (i 41 di questa notte ne sono la dimostrazione) e Dinwiddie ha aggiunto un’ulteriore dimensione in attacco a questa squadra, dando vita ad un cerbero con questi tre giocatori come prime opzioni offensive. In tutto ciò Kleber è ovviamente importantissimo nell’equilibrio offensivo, anche se sta vivendo un periodo negativo in questa stagione a livello di percentuali. Lo stesso Kidd gli sta chiedendo di fare di più, non facendosi scoraggiare anche se il tiro non entra e prendendosi le sue responsabilità oltre all’essere una minaccia da oltre l’arco. Tiro da tre a parte, l’avere degli ottimi creatori come compagni gli stanno facendo trovare occasioni altamente efficienti al ferro, tra lob e tagli, e in questa stagione conclude con l’84%.
Nella sua metà campo Kleber funge da lungo mobile e capace di cambiare su più ruoli, in più è il protettore del ferro migliore della squadra; i giocatori marcati da Maxi tirano mediamente con il 4.3% in meno della loro media (e -6.2% al ferro). Dallas con Kidd gioca spesso dando la priorità alla difesa del pitturato, dove sono presenti più uomini nel lato forte, mentre tende a giocare “zonando” il lato debole, sistema che quest’anno ha portato ad evidenti buoni risultati.
Difatti, avere Kleber come principale difensore sulle migliori ali avversarie non è il migliore dei mondi possibili. Ho ammirato con gli occhi a cuoricino tutta la tenacia che ha messo su Kawhi ai playoff negli ultimi due anni, ed è un dispiacere vedere che statisticamente è risultato tra i “peggiori difensori” di tutti i playoff. Cosa ci si aspettava? Rispetto l’impegno assoluto di Maxi e sono pronto a difenderlo con le armi…battute a parte, Maxi in questa sua nuova dimensione ha contribuito a rendere Dallas una difesa quasi tra le migliori cinque, nonostante un inizio letargico della squadra e un rendimento che ha subíto una discreta flessione dall’arrivo di Dinwiddie e Bertans, complici sicuramente i cambiamenti nelle gerarchie e un’ultima parte di stagione dove l’Offensive Rating medio della lega ha raggiunto picchi fuori dalla grazia di dio. Il fatto che stia rendendo in maniera positiva, nonostante le difficoltà derivanti dal calibro dei giocatori che deve marcare, sottolinea ulteriormente il valore effettivo del giocatore.
Percentuali permettendo, Maxi Kleber sta giocando una buona stagione da comprimario e speriamo possa replicarsi quest’anno anche ai playoff, con una Dallas che per la prima stagione dell’era Doncic potrebbe essere un team pericoloso in una conference molto meno temibile mediamente degli scorsi anni.